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È inesatta l’opinione che i funghi velenosi si
distinguano dagli altri perché hanno un aspetto ripugnante, sono
vischiosi, colorati in modo particolare (verde, rosso, viola), secernono
latice, e la loro carne cambia colore al taglio. A proposito di questo
carattere, serva ad esempio quello del porcinello (Boletus rufus),
abbastanza simile al porcino: la carne, biancastra, vira con il taglio al
roseo-grigiastro, passa al verde, al blu e diventa nera con la cottura.
Questo vistosissimo cambiamento è dovuto alla presenza di un cromogeno
incolore che, con il taglio, viene a contatto con un enzima ossidante: il
nuovo composto ha un colore diverso della sostanza originaria. Il fungo
resta commestibile.
È falsa la convinzione che i funghi rosi o tarlati siano buoni perché
gli animali selvatici sono in grado di evitare i funghi velenosi: insetti,
lumache, selvaggina possono cibarsi impunemente di funghi mortali per gli
esseri umani.
È falso ritenere che i funghi velenosi rivelino la loro tossicità nella
cottura provocando la coagulazione del latte, l’annerimento di un
cucchiaino d’argento, di uno spicchio d’aglio, della cipolla, della
mollica di pane.
È poco prudente giudicare innocui i funghi perché non hanno provocato
disturbi entro alcune ore dal pasto e consumare quindi i funghi rimanenti
al pasto successivo. Nel caso dell’Amanita phalloides, i primi sintomi
di avvelenamento compaiono dopo un periodo di latenza compreso tra sei e
48 ore dopo il pasto.
È inesatto credere che i funghi velenosi perdano la loro tossicità con
la cottura (vi sono veleni che resistono al calore), con l’essiccazione
(alcuni veleni non sono volatili) o con il lavaggio in acqua salata o
acidulata (alcuni veleni non sono idrosolubili). |